Relazione tossica e dipendenza emotiva
Sofia si svegliava ogni mattina con la stessa sensazione addosso: un peso indefinibile sul petto, un senso di torpore che la accompagnava mentre si trascinava fuori dal letto. La sua vita scorreva piatta, priva di emozioni vere, fatta di abitudini sempre uguali, di gesti ripetuti all’infinito. Era come se il tempo fosse sospeso, intrappolato in una routine che non le apparteneva più.
Da tre anni stava con Luca. All’inizio era stato tutto perfetto: attenzioni costanti, parole dolci, una complicità che sembrava inattaccabile. Ma nel tempo, quel legame si era trasformato in una sorta di gabbia dorata. Luca non la maltrattava, non alzava mai la voce, non le proibiva nulla apertamente. Eppure, lei si sentiva incastrata in qualcosa che la soffocava piano piano.
Ogni volta che provava a immaginare la sua vita senza di lui, il cuore le accelerava nel petto, il terrore la paralizzava. Chi sarebbe stata senza Luca? Come avrebbe riempito il vuoto che, ne era certa, l’avrebbe inghiottita senza scampo? Non era felice, ma l’idea di restare sola la atterriva. E così, restava. Restava nei silenzi sempre più lunghi tra loro, nelle serate passate a scorrere lo schermo del telefono senza parlarsi, nelle carezze divenute meccaniche.
Una sera, dopo l’ennesima conversazione priva di contenuto, si era chiusa in bagno e si era guardata allo specchio. Gli occhi erano spenti, il viso tirato. “Dove sono finita?” si era chiesta sottovoce. La risposta le aveva morso lo stomaco: si era persa. Non c’era più traccia della ragazza che rideva senza motivo, che amava leggere fino a tardi, che sognava di viaggiare da sola almeno una volta nella vita. Era diventata una presenza di contorno, un riflesso pallido di sé stessa.
Per la prima volta in tanto tempo, un pensiero si era fatto strada nella sua mente: forse aveva bisogno di aiuto. Non un consiglio da un’amica, non un’altra serata a distrarsi con qualche serie tv. Un aiuto vero. Qualcuno che potesse aiutarla a capire perché si sentiva così intrappolata, perché l’idea di stare sola la terrorizzava più della tristezza che provava ogni giorno.
Quella notte, con il cuore in tumulto e il cellulare in mano, digitò: “Psicologo dipendenza emotiva Roma”. Scorse i risultati, senza ancora il coraggio di cliccare. Ma per la prima volta da tanto tempo, sentì di avere una scelta.
Il mio approccio terapeutico
Se ti riconosci in questa storia e cerchi uno psicoterapeuta a Roma zona Piramide-Aventino-Ostiense, il mio approccio si fonda sul modello psicoanalitico. Attraverso la psicoterapia psicoanalitica, accompagno la persona nell’esplorazione delle proprie dinamiche inconsce, aiutandola a dare senso ai pensieri e a comprenderne l’origine.
Lavorare a livello profondo permette una maggior conoscenza di sé, andando oltre la gestione immediata dell’ansia per affrontare le radici del disagio. L’ascolto, l’interpretazione e l’elaborazione in un contesto analitico permettono di avviare un percorso di cambiamento duraturo.
Dipinto: Edward Hopper – Morning Sun